Legambiente e il particolato del “Lockdown”

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In questo articolo faremo una breve disamina sul particolato in “era Covid” alla luce del rapporto di Legambiente “L’inquinamento atmosferico al tempo del Coronavirus” che mettiamo in link qui.

In particolare ci preme puntare l’attenzione su un aspetto molto dibattuto nella letteratura scientifica sulle polveri sottili e che interessa molto gli automobilisti possessori di motori diesel: le fonti del particolato.

In sintesi, chi crea le famigerate particelle di PM10?

Legambiente e il particolato del "Lockdown" 2
Legambiente e il particolato del "Lockdown" 3
Andamento inquinamento pm10 gennaio -aprile 2020. Tratto da “L’inquinamento atmosferico al tempo del Coronavirus” di Legambiente, pag. 24 e 25

Come sappiamo durante il lockdown abbiamo avuto inaspettati picchi di valori di smog (PM10) in particolare durante 2 momenti: durante la prima settimana di marzo e appena dopo la metà del mese in maniera clamorosa, con addirittura valori record in alcune centraline. Durante quel periodo il traffico era quasi assente, temperature miti, e almeno metà fabbriche forzatamente chiuse dalle misure emergenziali anti-Covid.

Rispetto a queste “stranezze” Il rapporto di Legambiente, oltre a enfatizzare la complessità del fenomeno “polveri sottili” ipotizza

A) che dalle prime misure del 20 Febbraio ci siano voluti una decina di giorni per avere gli effetti sull’aria

B) gli aumenti del PM10 a partire dal 10 Marzo sarebbero dovuti principalmente agli spandimenti di liquami di Febbraio e Marzo

C) che i superamenti registrati dal 14 Marzo in tutto il Nord siano l’unica vera “anomalia” dovuta alle polveri del deserto caucasico.

Rispetto a queste argomentazioni, noi invece avanziamo una ipotesi più generale, e in grado di spiegare concettualmente molte altre “anomalie” nella registrazione delle polveri sottili. Il peso percentuale delle varie componenti di particolato va rivisto. Se i valori di 70 microgrammi al 12 Marzo hanno come fonte primaria l’ammoniaca degli spandimenti di liquame degli allevamenti, allora il settore zootecnico e dell’agricoltura non può pesare solo il 20% del particolato come la letteratura scientifica ritiene.

Ma soprattutto la componente naturale delle polveri sottili deve essere molto più consistente di quella che la letteratura ha finora riconosciuto e che mediamente è stabilita intorno al 15% delle polveri totali. (vedi questo articolo della rivista di Arpa Emilia)

La misurazione delle componenti delle polveri sottili è difficoltosa perchè esse possono essere direttamente emesse nell’atmosfera da una fonte (ad esempio il gas di scarico di una auto) e sono la minoranza, oppure formarsi in maniera indiretta per aggregazione da particelle di base che ne coagulano attorno a se altre (come l’ammoniaca rilasciata dai spandimenti di liquami sul terreno, ad esempio).

Crediamo che mettere in discussione l’entità della componente naturale (erosione dei terreni e delle rocce, combustione dei vulcani, frangimenti delle onde sulle coste, etc) sia l’unico maniera logica di spiegare umanamente come possano crearsi altrimenti “ex nihilo” (dal niente) le polveri sottili di TUTTO IL PERIODO DI MARZO (e di conseguenza anche degli altri periodi).

Servono nuovi esperimenti di misurazione scientifica delle fonti del particolato alla luce di questo Esperimento sociale mai realizzato al mondo prima, il Lockdown, il blocco quasi totale delle fonti antropiche generalizzato per un periodo di un mese circa, che ha clamorosamente smentito le ipotesi prima ritenute sicure.

Se con la Pianura Padana praticamente in blocco produttivo e di traffico, in un Marzo più caldo del solito, la componente naturale ha fatto schizzare la centralina di San Bonifacio a 185 microgrammi per metro cubo (media giornaliera!!!!!!!!) e questo è dovuto alle polveri dei deserti del caucaso come riconosce anche il dossier di Legambiente, la componente naturale non può pesare solo il 15%!!

I tempi di decadenza delle Polveri, come ci ripetono tutte le Arpa d’Italia, sono di alcune ore massimo per quelle più pesanti, con peso di 10 microgrammi, e di alcuni giorni per quelle più leggere. Ma non consentono alle emissioni fatte prima del Lockdown (a partire dal 23 Febbraio) di calare drasticamente e poi risalire ad alti livelli quando le attività umane sono praticamente bloccate (vedi anche la sequenza delle rilevazioni Arpav cliccando qui.). Le concentrazioni, in assenza di fonti antropiche, possono calare più o meno lentamente, ma non certo risalire consistentemente. A meno di non assegnare un peso ben più consistente a quelle naturali.

Bloccare la circolazione ai diesel Euro3 non farà calare i Pm10 portati qui dai deserti del Mar Caspio.

Moreno Menini

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